Cultura e filosofia del libero software

Ritratto di leonardo

Aprire una sezione di discussione sull'argomento è d'uopo, posso spostarmi, se volete, con un bel drag&drop, dove volete..
Abbiamo un bel po' di carne da mettere al fuoco, quindi via via è oppurtuno separare e verticalizzare le questioni focalizzate.
Cultura non è erudizione. La conoscenza semplice, anche quella con finalità di fruizione per l'assistenza tecnica, rimane semplice erudizione. Meglio ancora, può rimanere semplice erudizione, può non intaccare nulla della persona che la possiede.
Cultura è assorbimento personale o sociale, della conoscenza. Ciò che si apprende entra a far parte, quasi si innesta, con le scelte anche non contingenti la finalità primaria, della persona. Scelte e movimenti, tendenze e visioni, che vengono applicati all'ombra del conosciuto-assorbito.
La cultura è vivere quanto appreso, e spingere quando occorre il proprio cerchio di mondo verso le implicazioni di quanto appreso.
Esempio site-local, anche se banale, ma calzante, è: io conosco Linux, magari anche nei meandri più reconditi, ma non lo vivo, non lo sostengo, non lo diffondo. Lo lascio lì, lo utilizzo se serve, lo butto via appena possibile. Per il resto lavoro con Windows, ne faccio la piattaforma per il mio mercato distributivo e spingo così la clientela (e l'utenza in outsourcing) verso il software a pagamento (o peggio, indirettamente, verso la pirateria del software a pagamento, cosa idiota, visto che l'alternativa c'è).
Nella realtà che mi tocca, io lavoro effettivamente con Windows. Sono obbligato dalle scelte dei fornitori con cui collaboro, dalle piattaforme scelte dagli enti con cui i miei clienti lavorano, dalla "cultura" del software a pagamento.
Però spingo il software libero in ogni occasione, sia essa la piattaforma Linux o vari freeware anche sotto la bandiera a quattro colori. Lo faccio per diffondere la "cultura" del software libero. Il concetto da trasmettere è: Vedi? esiste un software che fa questo ed è gratuito. Perchè? Perchè la disponibilità libera del software accresce la capacità di fruizione di tecnologia a più livelli e quantitativamente in più ambiti. Così da essere capaci di donare per costruire, e partecipare alla creazione di un bacino d'acqua libera, non imbottigliata, una sorgente a cui tutti, me compreso possono attingere. Il messaggio è, fruisci, costruisci e ritorna donando qualcosa di tuo. Non tutti lo faranno o lo potranno fare, ma è la "tendenza" che non deve essere tradita. Il contrario è la chiusura della libertà di dono ed è la chiusura di fruizione per chi non ha altre possibilità. Se Leonardo Da Vinci non fosse stato preso a bottega gratuitamente (anche se qualcuno sostiene che abbia pagato di persona, essendo un bel giovanetto), Leonardo non sarebbe cresciuto, non avrebbe appreso, non avrebbe dato all'umanità Leonardo Da Vinci.
Chiedo venia per il paragone sul genio che porta il mio nome, è casuale e se vogliamo difficile da scartare..
Voglio concludere, un po' insoddisfatto perchè era mia intenzione continuare e spianare meglio i concetti, che l'importante è far crescere la cultura come "tensione verso" la donazione del proprio lavoro, in vista della crescita di una sorgente a cui attingere di ritorno.
Oggi io faccio il pane, tu donerai pomodori, domani prenderò i tuoi pomodori, tu il mio pane, un terzo si farà una bruschetta. Ci sarà chi mangia e basta, ma ci sarà anche chi inventerà la pizza..
Si vede che è ora di cena, eh?
La smetto con gli esempi culinari..
Vi lascio dicendo che tutto questo un po' mi ricorda il Vangelo. La dove si parla di seminare senza curarsi se i semi cadranno sulle rocce, sul terreno fertile o nelle spine. Ecco, non vorrei misticizzare troppo la cosa, ma penso che l'uomo con la cultura del software libero è un evangelico seminatore..
Che faccio ora?
Vi do la benedizione?
Ma si.. siate benedetti hacklabbini, atei, agnostici o papa-boys..
(inchinatevi per la benedizione..)
Nel prossimo intervento introduco la "filosofia del libero software" che è altra cosa ancora. Ne parleremo..

Ciao

Leonardo^^

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