Pirulì Pirulà.. e il cobra avanza..

Ritratto di leonardo

Pirulì, pirulà...
A volte le stranezze sono il sottofondo di una nuova verità. (O.Wilde? no, mi è venuta così, ora, di stradordo..)
Cioè.
Quando appare un piccolo dettaglio o una grande impressione nel tutto, che sfasa il modello a cui eravamo pronti, la sensazione di stranezza ci porta a ricercare un nuovo modello, da assimilare passivamente o da modificare attivamente, o da rifare completamente. (Ente, ente, ente.. spengo l'eco, scusate..)
Voglio dire, inducendo il concetto, che lavorando con la ubuntu, dopo un imposto drogarsi continuo di windows, si ha l'impressione che qualcosa sia, come dire, (alla Verdone), "strano".
Ricordo di aver avuto la stessa impressione quando dal dos passavo al Finestrone 1.0 (brrr..), o dalla bash passavo alla X di Xenix. Avevo l'impressione sopratutto di non avere più la padronanza della macchina.
Anche ora mi trovo più a mio agio a scendere sul terminal per rivedere il prompt che mi dà sicurezza.
Sarà che crescendo con il mito di wargames mi sono ritrovato a desiderare un interfaccia tipo telescrivente, con i caratteri che ti appaiono uno alla volta in ritardo sequenziale orizzontale, e mi dà ancora un piacevole brivido vederli apparire così, lo sento addirittura più futurista, mistico, intrigante..
Ecco. Questo è un atteggiamento filosofico estetico.

Ovvio che la stranezza nell'impatto da windows a linux corrobora la voglia di ricercare, fare, costruire, partecipare, attivarsi.
Ovvio anche che la stranezza del ritorno a windows ti lascia un po' triste con la voglia di gironzolare senza grandi sforzi in attesa di una schermata blu, o di premere il tasto reset per vedere se si riavvia in modalità provvisoria.
Ecco. Questo è un atteggiamento filosofico pragmatico.

Di quà o di là è opportuno lasciarsi cullare dall'idea che sono solo strumenti. Il fine giustifica l'attenzione nello scegliere i mezzi giusti. Vendere un software sotto windows è necessario se il cliente ha necessità di windoware con clienti, fornitori, basi dati e linkaggi, che sono infenestrati. (Vi prego non fate caso ai mie neologismi, sono inventati al momento, non si trovano in nessun vocabolario e il fine è giustificato dal desiderio di una parola più calzante e meno generica. Chiamateli Leologismi, (che tra l'altro è un neologismo), e abituatevi, sorry again)

Pirulì pirulà..
E' un espressione etimofonica, è il suono del flauto tradotto aberratamente in parole. Il flauto fa alzare il cobra dal cesto e lo incanta. In realtà, molti sanno, il cobra è sordo ed è il movimento del flautista che incanta.

Pirulì pirulà..
Dal cesto viene fuori l'idea che forse non c'è un limite alla risoluzione di problemi, usando SOLO software libero.
Bill & C. ora guardano il cobra terrorizzati..

Ho provato ieri a installare i software che vendo sotto windows dentro Wine (l'emulatore win sotto linux).. questo è già positivo.. software applicativo a pagamento, su piattaforma gratuita. Meno costi al cliente, più pubblicità al software libero.
L'importante non è la gratuità (aspetto commerciale non indifferente) ma la diffusione dell'idea, il movimento che frulla in testa e gira per le teste di chi acquista, il quale a sua volta si trasforma a vari gradi, in un distributore dell'idea, e magari in un cultore dell'idea, e magari in un fattore attivo dell'idea, restituendo in dono ciò che gratuitamente ha ricevuto.
Saranno pochi? Non importa. Non abbiamo un target da raggiungere, nè un budget da mantenere, nè l'auditel sul collo..

Parafrasando il vangelo (che mi piace tanto anche come libro storico-letterario) il nostro compito è andare e battezzare tutti gli utenti nel nome di Linux, di Ubuntu e del software santo (santo software che è dono, e forza creativa per il dono).

Pirulì pirulà..
Sentite questo suono?
E' un idea che avanza..
Spero che un giorno ognuno di noi abbia un piffero tra le mani..

(e non fate pensieri volgari, vi prego.. dai..)

Leonardo^^

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Commenti

Ritratto di joebew

I tuoi leologismi sono molto interessanti, hai racchiuso il concetto del business orientato all'Open Source. Si creano legami tra software proprietari - sviluppati dalla software house, distribuiti con sorgenti aperti attraverso il tipo di licenza opportuno - e software "libero" ( o ulteriori soluzioni Open Source ). Il caso di Wine non e' certo la migliore soluzione, meglio considerarla come ultima soluzione, comunque se si intende supportarte l'Open Source e promuoverlo come e quando si puo', ben venga l'utilizzo di queste alternative. Personalmente non ho mai avuto a che fare con il progetto MONO ( http://www.mono-project.com ), credo sia eticamente corretto per chi sviluppa e lavora in ambiente .Net ( ma non solo in .Net e scoprirete il perche' navigando sul sito ufficiale del progetto ) e intende promuovere l'Open Source, sfruttare le potenzialita' di questo progetto, maturo e oramai ben collaudado. In questo modo non abbiamo abbandonato Microsoft o chissa' quali altre grandi multinazionali che propongono i loro linguaggi di programmazione o tecnologie, semplicemente abbiamo utilizzato le loro tecnologie in altri ambienti e altri sistemi. Cosi' da rendere partecipi allo stesso sviluppo dei linguaggi, delle tecnologie e delle soluzioni ( software ) "proprietarie" anche sviluppatori del mondo Open Source appartenenti alla grande rete. Decentralizzando lo sviluppo del software stesso e garantendo versioni sempre piu' stabili e prive di Bugs. Oggi le alternative ci sono, sfruttiamole ;)

P.S.
WINE Is Not an Emulator :D

P.P.S.
Software a pagamento su sistemi liberi ( "gratuiti" non piace molto come termine )