Censura e censori.

Ritratto di ieyasu

Finalmente pare che si siano messi d'impegno.
Finalmente pare che abbiano raccolto le poche forze residue per combattere fianco a fianco contro il nemico più temuto: la libertà di parola.
Destra e sinistra (sempre che queste vuote categorie non vogliano piuttosto significare le mani con cui il potere si lorda dei suoi affari) marciano congiunte contro chi di tale fastidioso potere abusa.
Internet sarà censito.
Internet sarà tracciato.
Internet sarà regolamentato.
Regolamentare è un buon verbo. Esprime ordine e comprensione. Esprime controllo e dipendenza.
Coloro che non vogliono conoscere e stare al passo con i tempi ricorrono spesso alla logica del regolamento.
Frattini grida all'Europa quanto sia pericoloso che alcune parole siano liberamente pronunciate sul net. L'Europa risponde parlando di frattinizzazione, una parola impronunciabile che nasconde il non senso dietro cui si nasconde il politico, dietro cui si nasconde l'affarista, dietro cui si nasconde un falso uomo.
Ora la Levi-Prodi.
Già in predenza, la legge 106/2004 aveva disposto il deposito legale dei documenti di interesse culturale. Un modo sottile per censire tutto il materiale edito in Italia. Il regolamento di attuazione (DPR 252/2006) alla legge 104 sembrava aver ristretto il campo di applicazione della legge ai soli prodotti editoriali.
Purtroppo, la nuova proposta di legge Levi-Prodi, riscrive apoditticamente la definizione di prodotto editoriale, individuato in "qualsiasi prodotto contraddistinto da finalità di informazione, di formazione, di divulgazione, di intrattenimento, che sia destinato alla pubblicazione, quali che siano la forma nella quale esso è realizzato e il mezzo con il quale esso viene diffuso".
L'art 5 della proposta, inoltre, estende la definizione di cui sopra alle attività non imprenditoriali per finalità non lucrative.
Pressoche tutto ciò che viene pubblicato rientra in questa definizione omnicomprensiva.
Tutto ciò che viene pubblicato, dunque, deve sottostare alle prescrizioni della legge Levi-Prodi, ovvero la registrazione del soggetto emittente presso il ROC un apposito registro istituito presso l'autorità garante delle comunicazioni. Il soggetto iscritto sarà equiparato ad un editore e subirà lo stesso trattamento normativo. In particolare, saranno definitivamente applicati ai manteiner di un blog le sanzioni penali previste dall'art 57 CP per il direttore responsabile di testata giornalistica.
Di sicuro, chiunque pubblichi qualsiasi cosa (compreso credo ciò che sto scrivendo adesso) deve sottostare all'obbligo di deposito legale dello scritto almeno sessanta giorni prima della pubblicazione in quanto, alla stregua della proposta Levi-Prodi, prodotto editoriale.
Per cui, se questa proposta silenziosa e camuffata, dovesse trovare il plauso dei due rami del parlamento, qualsiasi risposta alla presente pubblicazione dovrebbe attendere almeno sessanta giorni per essere resa pubblica.
Dimenticavo, in caso di mancato deposito c'è una piccola sanzioncina di € 1.500,00 per ogni documento non depositato...
Credo che alla fine deciderò di trasferirmi in Birmania. Lì almeno la dittatura non se la mena troppo con i principi generali del diritto come, con altiisonante proponimento, si enuncia nell'art 1 della LEvi-Prodi: "presente legge in tema di editoria quotidiana,periodica e libraria ha per scopo la tutela e la promozione del principio del pluralismo dell’informazione affermato dall’articolo 21 della Costituzione e inteso come libertà di informare e diritto ad essere informati".
Bah!
Nuccio

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Commenti

Per la prima volta sento davvero mia la frase "mi vergogno d'essere italiano". Tale legge coinvolgerebbe praticamente tutto ciò che è web, soprattutto nell'accezione 2.0. Bisognerà stare attenti pure a postare un commento su Youtube? Dal momento che non sono immaginabili retate fra i ragazzini che hanno la pagina su Myspace non registrata al ROC (O_o)? è ovvio che qui si vuole imbavagliare chi potenzialmente emerge dal mucchio. Chiunque abbia un seguito rilevante, qualunque cosa dica, non sia mai sia qualcosa di "scomodo" per tutti loro. Ovviamente nel 2007 il legislatore si è reso conto di cosa è Internet: non è la televisione, qualcosa da pilotare ad uso e consumo di chi comanda. Internet ha cambiato la nostra prospettiva e i media tradizionali fanno fatica a starle dietro. Noi stessi siamo media, veicoliamo di tutto, sopratutto le nostre libere opinioni. I politici cercano contromisure. Non possiamo che augurare loro un clamoroso totale fallimento, sommersi dalla proliferazione di siti su ogni argomento possibile ed immaginabile, blog, photoblog, microblog, podcast, pagine su social networks, newsgroups, commenti e così via. Qualunque idea ci vogliano autoritariamente imporre, ce ne saremo fatta una nostra grazie al colorato e frenetico tam-tam di Internet, dove abbiamo anche la temuta facoltà di parlare.È così da un pezzo ormai, e non si torna indietro: l'uomo non può non comunicare, e spero tanto che la grafomania già dilagante assuma connotati epidemici e patologici.

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