[HackLabCZ] il wifi cosentino

Leonardo hacklab a leonardo.it
Mar 26 Feb 2008 16:37:31 CET


Premetto:
Cio chè dico non lo sottoscrivo (sennò va a finire che qualcuno pernza 
che stia parlando sul serio) e riferimenti a cose, fatti o persone è 
puramente casuale.

Propongo di lasciare la connessione libera, perchè è a uso interno e di 
togliere l'accesso a chiunque si colleghi senza autorizzazione, appena 
qualcuno di noi dovesse accorgersi del malfatto.
Propongo gli sia sequestrato il portatile e qualsiasi altro dispositivo 
di connessione attraverso una pubblica denuncia alle autorità 
competenti e che egli sia interdetto dai pubblici uffici e da internet 
per cinque lunghissimi anni.
Inoltre che sia anche messo al vaglio il lardisch del malfattore per 
evidenziare evidenti e peculiari possibili deviazioni pedofiliche o 
terroristiche, e di mandare al macero tutti i ciddì e i floppidischi 
che ha toccato nella sua vita.
Propongo gli venga cucita la lettera H su tutti i capi di abbigliamento 
così che venga riconosciuto a vista dalla comunità.
Inoltre che egli sconti la pena risarcendo adeguatamente byte per byte 
tutti i rallentamenti dovuti alla sua contemporanea connessione che 
avrà sicuramente causato un abbassamento del livellamento di banda che 
è invece notoriamente generosamente copiosa sulle nostre dorsali 
troncoappenniniche,  e che non si addica più a farlo giurando giurin 
giurello davanti alla corte marziana.
Ma.. dico..
Chi siamo noi?
No, dico..
CHI SIAMO NOI? per poter giudicare un simile disgraziato?
Siamo forse noi giudici di noi stessi alfine?
Chi è senza beccato non scagli la prima scaglia, ma si volga indietro, 
guardi e adunque passi, e più non dimandare..

(Della serie: Siamo tutti giornalisti.. sapete che ho letto su un 
quotidiano l'altro giorno? che IMPUT dopo IMPUT erano stati immessi 
dati in un computer. A questo punto: non poteva commpletare l'opera 
scrivendo: CONPUTER?)
Mi ha ricordato quando un quotidiano nazionale esordì negli anni 
ottanta: "Evitate di mettere vicini i dischetti perchè potrebbero 
scambiarsi i virus!!!".

: (scusate: mi sembravano pochi i due punti..)

Domanda: Se uso il Wifi nel mio ufficio e non metto nessuna protezione 
di accesso, commetto un reato? Non autorizzo ovviamente nessuno a 
connettersi, ma, se succede, sono colpevole di reati che il collegato 
in malafede fa?
E ancora: la prova come si prova? Voglio dire: se il maleficus non 
lascia traccia, paga l'azienda?
Attenti alla risposta, perchè ne va della libertà della rete e altresì 
troppi subiscono intrusioni dell'esterno per cui..

Avvocà, (Nuccius) voi che dite?
E' sufficiente mettere una wpa per dire "Io l'avevo protetto ma 
qualcuno ha scavalcato la protezione e si è connesso a sbafo, mannaggia 
mannaggietta a li pescetti?"
Come dire, io l'airbug l'ho di serie per cui se il passeggero si 
ferisce è colpa sua?

Mi rendo conto di essere stato veramente oscuro nell'esposizione..

Secondo me dovremmo mettere una chiave di protezione sulla wifi e poi 
pazienza se malcapitatamente viene a sapersi in giro qual'è.. capita, 
no? Vuol dire che la cambiamo ogni sei mesi, un po' come chiede la 
motorizzazione a chi si collega al CED di Roma.. Mi sembra in linea con 
un orientamento di un Ente nazionale.. quindi congruo al consono 
indicativo legislativo vigente in materia.
Per esemmpio: il primo mese mettiamo la password (è n'esempio..) 
"Gennaio" il secondo "Febbraio", il terzo "Marzaio" e cosi vvia..

Che ne panzate?

Bello no?

W la Waifai libera..

Mi scandalizza leggere queste cose..

Penso che la soluzione sia semplicissima: L'università predispone una 
wifi aperta a tutti gli studenti e i docenti e i metadocenti e gli 
indocenti che possono gratuitamente ricevere la password (alla login 
possono inserire il numero di matricola).
Così la navigazione è libera, il malefico navigatore è registrato e 
Orwell è contento.
Proposta: L'Hacklab propone all'Università di istituire una rete 
interna aperta per la connessione con tali caratteristiche, (la spesa è 
ridicola, può rientrare nelle spese di fornitura materiali di consumo 
per la cancelleria degli uffici).
Il rilascio delle password di accesso, previo firma e autorizzazione 
trattamento dati, viene gestito attraverso la segreteria studenti che 
da una prima password per la registrazione ed il cambio password che 
verrà formalizzato al primo accesso on line.

Sto dicendo cose irraggiungibili?


Leonardo^^









Enzo Aggazio <enzoaggazio a email.it> ha scritto:

> Vilgio,
> Rispondo anche sulla lista dell'hacklab Cosenza, in effetti se il 
> problema é a Cosenza non serve scrivere a Catanzaro, visto che Nuccio 
> riceve anche quella mailing list.
>
> Per la legge Pisanu sul terrorismo, prorogata di un anno anche dal 
> centrosinistra, chi ha un hot spot wifi pubblico é tenuto a tenere un 
> registro di chi si connette (con richiesta di documento di identità), 
> e dell'inizio e fine della connessione.
>
> Quindi volendo potrebbero venire a chiederci di farlo.
> Il fatto é che quella rete é ad uso privato della associazione, non é 
> un hot spot pubblico (almeno ufficialmente), e mai potrebbe esserlo 
> perché nella nostra aula, dopo i fatti di Dicembre, siamo semplici 
> ospiti della facoltà di economia.
>
> Comunque sto cercando di contattare chi ha scritto l'articolo su La 
> Provincia.
>
> L'argomento passa sulla lista di Hacklab Cosenza, parliamone lì.
>
> Ciao,
> Enzo
>
> vilgio ha scritto:
>>
>>
>> Il 25/02/08, *Nuccio Cantelmi* <n.cantelmi a alice.it 
>> <mailto:n.cantelmi a alice.it>> ha scritto:
>>
>>     Ecco cosa si dice a Cosenza del wifi dell'hacklab.
>>     http://www.laprovinciacosentina.it//portale/view_notizia.cfm?Q_ID=2721
>>
>>
>> Nuccio, credi che questa notizia, che ha ufficializzato  la cosa, 
>> potrà portarci a qualche problema?
>>      --
>>     Nuccio Cantelmi
>>     Hacklab Catanzaro
>>     www.hacklabcz.com <http://www.hacklabcz.com>
>>     Libera condivisione e diffusione del sapere informatico
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